Sulla solforosa

Vorremmo fare un po’ di chiarezza a proposito della solforosa.

Nella contro etichetta di alcuni nostri vini troverete la dicitura “non contiene solforosa aggiunta”. Questa informazione, unita alle altre indicate in etichetta, vuol significare che questo vino è ottenuto impiegando come solo e unico ingrediente l’uva delle nostre vigne. Non indica quindi solo il basso contenuto di solforosa in sè, ma anche il fatto che il vino non è manipolato o sottoposto a trattamenti teconologici.

Tuttavia nella contro etichetta troverete scritto anche “contiene solfiti”.

Visto che questi dati potrebbero generare un po’ di confusione, occorre fare un po’ di chiarezza sulla solforosa e sulla legislazione che ne regola il contenuto nel vino.

La solforosa è una sostanza che si sviluppa naturalmente durante il processo di fermentazione del mosto, nello stesso modo in cui nel processo di fermentazione della pasta di pane si sviluppano alcool etilico e anidride carbonica; il che è nel corso naturale delle cose.

La legge obbliga il produttore ad apporre la dicitura “contiene solfiti” quando il contenuto della solforosa totale nel vino è uguale o superiore a 10 mg/l. Nei nostri vini può accadere quindi che la solforosa totale sviluppata dal naturale processo di fermentazione superi, anche se di poco, la soglia dei 10 mg/l. Il che rende per noi obbligatorio l’indicazione in etichetta “contiene solfiti”.

Non ci sarebbe niente di male in questo, ma dobbiamo considerare il fatto che i limiti di legge del contenuto della solforosa totale nei vini è molto alto: 210 mg/l per i vini bianchi, 160 mg/l per i rossi e fino a 260 mg/l per i vini passiti.

Non essendoci alcun obbligo di indicare il quantitativo di solforosa disciolto in ogni vino, In pratica per la legge non c’è alcuna differenza tra un vino che ha 10 mg/l di solforosa e uno che ne ha 260. Ma forse per il nostro corpo la differenza c’è.